Le informazioni più recenti confermano che una dieta corretta può svolgere un ruolo di grande importanza nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, cioè delle prime cause di malattia e di morte nella nostra società.
L'alimentazione permette infatti di controllare numerosi "fattori di rischio" cardiovascolare (dai più classici, come la colesterolania e la trigliceridemia, fino ad alcuni dei cosiddetti "fattori di rischio emergenti", come l'omocisteina). Essa inoltre ricopre, ovviamente, un ruolo determinante nello sviluppo dell'obesità, cui la moderna medicina preventiva attribuisce un ruolo di importanza sempre maggiore nello sviluppo della resistenza all'insulina (un'importante "anticamera" delle malattie cardiovascolari), della sindrome plurimetabolica (un'aggregazione di numerosi fattori di rischio, che aumenta in modo rilevante il rischio di incorrere in queste patologie) e della stessa malattia diabetica, che sempre più, a sua volta, appare come una malattia cardiovascolare oltre che metabolica.
Nell'area della nutrizione "preventiva" informazioni classiche ed innovative si confrontano: nuovi elementi confortano il ruolo favorevole, e per certi versi unico, dell'alimentazione mediterranea nella protezione da eventi quali l'infarto di cuore; alcuni aspetti nuovi, tuttavia, (e soprattutto certi criteri nuovi di scelta di zuccheri e grassi) introducono in quest'area aspetti di innovazione e modernità che è importante trasmettere al grande pubblico.
Da sempre, per esempio, i nutrizionisti hanno suggerito di privilegiare i carboidrati complessi rispetto ai carboidrati semplici (in altre parole, gli amidi rispetto agli zuccheri) nell'alimentazione; attualmente questo criterio di scelta appare invece un po' semplicistico, e si tende invece a prestare più attenzione all'andamento del tasso di zucchero nel sangue (glicemia) dopo il consumo dei vari carboidrati. L'indice glicemico, che fornisce un’idea di questo fenomeno, e che è elevato nel caso degli alimenti rapidamente digeribili, mentre è più basso se la loro digeribilità è più lenta, è così diventato un parametro che è importante conoscere ed utilizzare.
Dopo il consumo di alimenti ad elevato indice glicemico, il cui uso va moderato, l'organismo rilascia nel sangue una dose abbondante di insulina, che facilita la trasformazione di questi zuccheri m grassi di deposito. L'insulina può anche indurre una rapida riduzione della glicemia, che porta alla ricomparsa della fame, e può di conseguenza perpetuare il circolo vizioso che conduce alla sovralimentazione, e quindi al sovrappeso, alla malattia diabetica, alle malattie cardiovascolari. Dopo il consumo di alimenti a basso indice glicemico, invece, tale meccanismo non si attiva, o si attiva in maniera molto più modesta; la glicemia rimane pertanto più stabile, permettendo un più prolungato senso di sazietà e un maggiore equilibrio nell'apporto alimentare; la trasformazione degli zuccheri in grassi di deposito è meno favorita.
Sul piano pratico, è interessante sottolineare che tra gli alimenti a basso indice glicemico si trova la pasta, e specialmente la pasta preparata secondo la tecnica tipicamente italiana (pasta di grano duro, cotta per un tempo limitato - al dente - e se possibile prodotta a partire da farine integrali). A basso indice glicemico sono anche i carboidrati da legumi e della frutta (specie delle mele). La pasta, quindi, nonostante i periodici attacchi della stampa anglosassone, deve continuare a rappresentare la base della nostra alimentazione.
Per quanto concerne i grassi alimentari, che rappresentano naturalmente elementi cruciali nella scelta di un'alimentazione protettiva verso le malattie cardiovascolari, oltre alla ben nota preferenza da dare agii oli tipici della nostra cultura, come l'olio extravergine di oliva, o agii oli di semi come il mais, la soia, il vinacciolo, il girasole, va sottolineata l'esigenza di limitare al massimo gli acidi grassi definiti tecnicamente trans (contenuti soprattutto nelle margarine in panetto ed in molti prodotti da forno preconfezionati), i cui effetti nutrizionali sono molto sfavorevoli. Questi acidi grassi tendono infatti ad aumentare la colesterolemia totale ed LDL; essi riducono inoltre la frazione del colesterolo buono" LIDI, peggiorando quindi il rapporto tra queste due frazioni. Recentemente si è ipotizzato anche un effetto pro-aritmico per questi composti, che aumenterebbe quindi il rischio di morte improvvisa.
Non va tuttavia trascurato che gli oli contengono anche altri composti di interesse preventivo. Alcune informazioni preliminari, relative a sostanze presenti nell'olio di oliva extravergine, per esempio, sottolineano l'azione antiossidante di queste molecole (la loro capacità, in altre parole, di contrastare l'azione deleteria dei radicali liberi sul nostro organismo), e ne ipotizzano quindi un ruolo positivo nella prevenzione coronarica e cardiovascolare. Nell'olio di mais, per contro, sono presenti steroli vegetali (soprattutto il beta-sitosterolo), che contribuiscono all'azione di riduzione del colesterolo. Alimenti supplementati di questi steroli sono già disponibili in molti paesi europei, e stanno probabilmente per apparire anche nel nostro Paese.
Del tutto favorevoli sono anche gli effetti degli acidi grassi omega - 3, di cui sono ricchi soprattutto gli oli di pesce, ma che sono presenti anche in molti vegetali, come i legumi. Questi composti possono in qualche modo essere considerati delle "aspirine alimentari", per la loro capacità di ridurre l'aggregazione delle piastrine, svolgendo quindi un'azione antitrombotica Essi sono anche in grado di ridurre il tasso dei trigliceridi nel sangue, e posseggono proprietà antinfiammatorie; recentemente, tuttavia, i ricercatori del settore hanno sottolineato la loro efficacia antiaritmica, in grado di ridurre il rischio di morte improvvisa, ed i loro favorevoli effetti sul tono dell'umore (azione antidepressiva). La fonte naturale di questi grassi sono, come si ricordava, i pesci: ne sono ricchi i salmoni e le trote, molti pesci dei mari dei nord, ma anche il ben noto (e trascurato) "pesce azzurro". Essi sono concentrati soprattutto nel grasso sottocutaneo, che non andrebbe quindi eliminato durante la preparazione del cibo.
Una delle frontiere ad oggi non adeguatamente esplorate della prevenzione nutrizionale dell'aterosclerosi è l'uso degli antiossidanti. Le ipotesi più moderne di sviluppo dell'aterosclerosi (responsabile della quasi totalità degli infarti di cuore e di larga parte degli ictus cerebrali) attribuiscono infatti un ruolo essenziale in tal senso ai fenomeni degenerativi innescati dai radicali liberi dell'ossigeno. Purtroppo, gli studi che hanno impiegato antiossidanti di natura sintetica, come la vitamina E, il 13-carotene, il Selenio, per prevenire queste malattie hanno fornito risultati negativi o deludenti. Secondo la maggior parte degli esperti, quindi, la strategia di controllo dei radicali liberi con obiettivi di prevenzione va cambiata. Attualmente si ritiene che le fonti alimentari degli antiossidanti siano probabilmente migliori, da questo punto di vista, rispetto alle integrazioni farmacologiche con singole molecole. Gli antiossidanti presenti negli alimenti sono infatti molto più numerosi e più differenziati, anche dal punto di vista chimico e delle caratteristiche chimico-fisiche, rispetto a quelli di impiego di tipo farmacologico.
In molti alimenti tipici della dieta mediterranea (quali olio di oliva extravergine, vino rosso, frutta e verdura) esiste in particolare una miscela di composti (polifenoli, flavonoidi) che oltre ad essere efficaci antiossidanti possiedono anche l'interessante opacità di dissolversi sia nei mezzi acquosi che in quelli di natura lipidica (e cioè grassa), e che possono portare quindi la protezione antiossidante in tutti i distretti dell'organismo. Allo stato attuale delle conoscenze, pertanto, l'indicazione pratica è di privilegiare gli alimenti naturalmente ricchi in sostanze antiossidanti; la supplementazione farrnacologica con sostanze di questa famiglia, o con associazioni delle stesse, non è invece sostenibile.
II ricco contenuto in vegetali dell'alimentazione tipica dell'area mediterranea rappresenta un importante elemento di difesa anche nei riguardi di un fattore di rischio ancora poco noto, e cioè l'eccesso di omocisteina, cari si associa un aumento del rischio di trombosi e di aterosclerosi e, secondo uno studio recente, anche di demenza.
E' quindi ragionevole ipotizzare che l'assunzione di folati, contenuti soprattutto nelle verdure in foglia, che riducono in maniera efficace la concentrazione dell'omocisteina nel sangue, possa influenzare positivamente l'evoluzione della malattia aterosclerotica coronarica.
Anche un moderato consumo di alcool (fino a 30-40 grammi die nell'uomo, ed a 20-30 nella donna) può contribuire al controllo del rischio coronarico. L'effetto dell'alcool sul colesterolo "buono" HDL, la sua capacità di ridurre il rischio di trombosi, e - anche se ancora discussa- l'azione antiossidante di alcuni composti minori non alcolici del vino, possono contribuire al rallentamento della progressione dell'aterosclerosi ed al controllo delle sue più temibili complicanze.
La scelta di amidi a basso indice glicemico, una moderata restrizione del consumo di grassi che dia la preferenza agli oli vegetali e bandisca gli acidi grassi trans, la selezione di alimenti naturalmente ricchi in antiossidanti naturali e di acido folico, un uso moderato ed intelligente dell'alcool, rappresentano quindi, allo stato attuale, il migliore intervento preventivo per la prevenzione della malattia aterosclerotica e delle sue recidive.
E' ragionevole ipotizzare che una loro adozione diffusa da parte della popolazione si rifletterebbe favorevolmente sulla probabilità di incorrere in eventi coronarici e cardiovascolari; un vantaggio specifico dell'approccio nutrizionale mediterraneo è poi la tutela del gusto e del piacere della tavola, che questo tipo di alimentazione (almeno secondo il nostro palato) permette di mantenere e di ottimizzare. Si tratta di un aspetto forse non tenuto nel conto adeguato, a tutt'oggi, dagli esperti del settore, ma che ricopre invece evidentemente un ruolo importante nel mantenimento nel tempo di un'alimentazione salubre e dotata di vantaggi di tipo preventivo.
Per ulteriori informazioni contattare:
Prof Rodolfo Paoletti
Presidente della Fondazione Italia per il Cuore e Direttore del Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell'Università di Milano
e-mail: infotiì`fondaziorrecuore.it
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