La gravidanza è caratterizzata da notevoli modificazioni metaboliche dovute alla produzione ormonale dell’unità feto-placentare e al continuo drenaggio di nutrienti da parte del feto.
Le principali modificazioni consistono in una ipoglicemia da digiuno
per la fuga di glucosio verso il feto; parallelamente si ha insulino-resistenza, dovuta a riduzione dei recettori per questo ormone, che è controbilanciata,
peraltro, da una maggiore produzione di insulina da parte del pancreas materno. L’insulino-resistenza causa un’iperglicemia post-prandiale che, se eccessiva, indica un’intolleranza glucidica (in altre parole il diabete gestazionale).
Al contrario, durante il digiuno prolungato avviene una spiccata ipoglicemia, ipoinsulinemia, ipoaminoacidemia, iperchetonemia ed un accelerato catabolismo muscolare.
Una donna gravida deve quindi evitare che l’alimentazione sia caratterizzata da
un digiuno prolungato e da pasti troppo abbondanti (che possono causare iperglicemia e iperlipidemia).
A tutto ciò si deve aggiungere, già nel primo trimestre, una modificazione del senso del gusto (che torna poi alla norma nei sei mesi successivi al parto), l’avversione per le carni rosse e la preferenza per i gelati, i dolci, la cioccolata, la frutta, il pesce, i cibi salati, ecc.
Questo comporta un controllo precoce dell’alimentazione in gravidanza, scegliendo, in modo opportuno, gli alimenti, i quali devono essere suddivisi in piccoli pasti frequenti.
Durante il primo trimestre sono frequenti sintomi quali la nausea e il vomito, che talora comporta una riduzione del peso corporeo. La terapia antiemetica con dimenidrato, buclizina, meclozina, idrossizina, mepiramina, prometazina o tietilperazina riduce la nausea, ma provoca sonnolenza. La vitamina B6 (piridossina) riduce invece la nausea senza effetti collaterali, ed è per questo che può essere assunta tranquillamente in un’alimentazione per la gravidanza.
Bibliografia: Linee guida nazionali di riferimento per l'assistenza alla gravidanza e al parto fisiologico - www.assr.it
|