Il termine doping è entrato a far parte del gergo sportivo alla fine degli anni Quaranta.
Secondo la International amateur athletic federation (Iaaf), "il doping è l'uso da parte di un atleta, o la distribuzione ad esso, di determinate sostanze che possono avere l'effetto di migliorare artificialmente la condizione fisica e/o mentale dell'atleta stesso, aumentando così la sua prestazione atletica".
Ogni fase di gara ha il suo doping
Esistono vari tipi di doping, utilizzati in particolari periodi della stagione agonistica.
Nel periodo pre-gara si fa ingente uso degli steroidi anabolizzanti. Queste sostanze, derivate dagli ormoni sessuali maschili, favoriscono la sintesi proteica e quindi la costruzione di tessuti dell'organismo. I vantaggi dell'uso sono l'aumento della massa muscolare e della forza.
Gli effetti collaterali sono diversi a seconda del sesso e dell'età di chi li usa: negli adolescenti causano una riduzione dell'altezza definitiva; nelle donne provocano la comparsa di caratteri sessuali maschili; nell'uomo compromettono la fertilità e provocano l'atrofia dei testicoli e la calvizie. Ultimo, ma non per importanza: in tutti compaiono alterazioni della personalità.
Durante la gara, invece, vengono utilizzate diverse tipologie di sostanze: se lo scopo è ridurre il livello di ansia e il senso della fatica, sono molto frequenti le anfetamine, i tranquillanti, i betabloccanti, le amine simpaticomimetiche. Queste ultime mimano l'azione dell'adrenalina: aumento del flusso di sangue nei muscoli, della forza contrattile del cuore, della profondità degli atti respiratori e della capacità di concentrazione.
Usando questi farmaci gli atleti hanno l'impressione di fare una prestazione eccezionale: questo effetto è legato all'aumento del tono dell'umore e all'euforia, ma dopo qualche ora dalla somministrazione compare una profonda depressione reattiva.
Gli effetti peggiori sono a carico del sistema cardiovascolare: si possono verificare aumenti della pressione arteriosa e aritmie cardiache pericolose, inoltre aumenta il rischio di morte improvvisa.
I betabloccanti svolgono un'azione opposta a quella delle amine simpaticomimetiche e vengono usate per ridurre il tremore e la paura del pubblico: in alcune discipline, come nei tiri (arco, carabina, pistola), l'agitazione fa aumentare la frequenza cardiaca e questo disturba la fase di puntamento.
Infine, è stata ultimamente utilizzata la pratica dell'assunzione di eritropoietina (Epo): si tratta di un ormone che stimola la eritropoiesi, regolando la produzione di globuli rossi.
L'uso di questo ormone comporta il rischio di sviluppare nel tempo malattie tumorali oltre che altre gravi patologie (eritroleucemia, policitemia vera, leucemia mieloide acuta da aumentata concentrazione di Epo nel sangue).
Nella fase del dopo-gara vengono somministrate sostanze per riacquistare il più velocemente possibile le energie (frequente nei ciclisti durante le corse a tappe).
Alternative al doping
Grazie a uno studio condotto dal dott. Hans Selye (medico e fondatore dell'Istituto di medicina sperimentale a Montreal e promotore di svariate ricerche sulla adattabilità degli organismi viventi alle diverse perturbazioni esterne e interne), sulla così detta "Sindrome generale d'adattamento", si è potuto constatare come, in alternativa all'uso dei farmaci, una organizzazione scientifica dell'allenamento potenzia la funzionalità ormonale in maniera naturale e autonoma, "costringendo" l'atleta a vincere e sopportare carichi di lavoro sempre più impegnativi e intensi con un forte intervento della sua volontà e determinazione.
di Daria Tosi
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