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Immunologia ed immunità

L'immunologia, nata prima con Jenner e successivamente con Pasteur come applicazione tecnica del principio della resistenza specifica acquisita nei confronti delle malattie, costituisce ormai una disciplina matura. La complessità del sistema immunitario si è andata lentamente dispiegando nella prima metà del secolo con l’individuazione dei gruppi sanguigni, del complemento, dell'anafilassi, delle plasmacellule, della tolleranza immunologia, ecc. A partire dagli anni sessanta si è verificata una rapida serie di scoperte che hanno portato alla dimostrazione della dico­tomia tra i linfociti T e i linfociti B, all’identificazione di sottopopolazioni linfocitarie fun­zionalmente eterogenee, all’individuazione dei meccanismi genetici che regolano le risposte immunologiche ed, infine, alla formulazione della cosiddetta teoria del net­work, che ipotizza l'esistenza di una complessa regolazione interna del sistema immu­nitario, simile, per certi aspetti, a quella esistente nel sistema nervoso centrale. D'altro canto, in questi ultimi anni sono state introdotte metodologie di studio rivoluzionarie, quali la produzione di anticorpi monoclonali, le tecniche di clo­nazione in vitro e di ricombinazione del DNA, che lasciano prevedere nuovi clamorosi sviluppi. Questo straordinario progresso delle conoscenze immunologiche ha, non soltanto modificato in modo radicale il volto che l'immunologia presentava alla fine della prima metà del secolo, ma anche definito interi campi di nuove applicazioni in tutte le discipline che si occupano di organismi pluricellulari, ed in particolare, nell'ambito della medicina. Si sono affermati nel giro di pochissimi anni nuovi settori di studio come l'immunologia cellulare, l’immunofarmacologia e l'immunologia oncologica e, gradual­mente, ma sempre più decisamente, si è imposto il ruolo autonomo dell’immunologia clinica, come branca della medicina interna che si avvale di approcci razionali e di tec­niche specifiche in campo terapeutico.

 

IMMUNITÀ
Definizione di immunità. L'immunità può essere definita come quella proprietà con cui gli esseri viventi provvedono al riconoscimento ed alla successiva eliminazione di ciò che è ad essi estraneo, mediante meccanismi di tipo secretivo e/o citotossico. Negli esseri uni­cellulari e negli organismi più primitivi la funzione di riconoscimento delle sostanze estranee avviene ad opera di strutture della superficie cellulare ed è seguita dalla loro immediata rimozione tramite processi di fagocitosi, ipersecrezione o citotossicità. Negli esseri più complessi, ed in particolare nei mammiferi, il sistema immunitario ha rag­giunto un maggiore grado di specializzazione e le funzioni di riconoscimento e di elimi­nazione delle sostanze estranee sono espletate da tipi cellulari e strutture molecolari distinte. La capacità discriminativa è peculiare dei linfociti, cellule specializzate ad interagire con un grandissimo numero di antigeni, in virtù di un esteso repertorio di strutture di riconoscimento presenti sulla loro superficie (anche se ogni cellula ha una struttura di riconoscimento specifica per un solo antigene). In altri termini, ogni antigene seleziona tra tutti i possibili linfociti quelli dotati di una struttura ad esso speculare (teoria della selezione donale).
Vi sono poi altri tipi cellulari, quali i macrofagi e le cellule dendritiche che, pur non essendo cellule immunocompetenti in senso stretto (in quanto prive di strutture di rico­noscimento per i diversi antigeni), partecipano egualmente al processo di riconosci­mento degli antigeni in collaborazione con i linfociti.
La fase effettrice dell’immunità è stata convenzionalmente suddivisa in umorale e cellulare (o cellulo-mediata). Nella immunità umorale il prodotto finale è rappresentato dalle gammaglobuline, cioè molecole in grado di reagire specificamente con l'antigene che ne ha indotto la produzione. Queste gammaglobuline sono definite immunoglobuline o anticorpi.
Nell’immunità cellulare, invece, il prodotto finale è una popolazione di cellule capaci di reagire specificamente con l'antigene, ma solo tramite un contatto diretto a livello della membrana. Queste cellule sono state anche denominate cellule sensibiliz­zate o cellule effettrici. Il loro ambito morfologico è quello tipico dei piccoli linfociti. Va precisato tuttavia che tale distinzione è artificiosa, in quanto le reazioni immunitarie non si esprimono quasi mai con la sola formazione di anticorpi o con la produzione esclu­siva di cellule effettrici. Inoltre nella fase di eliminazione delle sostanze estranee all'or­ganismo entrano in gioco anche altri tipi di cellule (granulociti, macrofagi, mastociti) e sistemi di amplificazione; ogni qual volta si verifica una risposta immunitaria, questa si esprime quantitativamente con il massimo dell’economia delle risorse.

 


 
 
   

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