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Caratteristiche ed effetti dei prebiotici

PREBIOTICO
Microrganismi vivi e vitali che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati, in adeguate quantità (2), come parte di un alimento (3) o di un integratore.


Alimenti/integratori, che contengano, in numero sufficientemente elevato, microrganismi probiotici in grado di raggiungere l’intestino, moltiplicarsi ed esercitare una azione benefica per lo stato di salute/benessere dell’uomo.
La definizione di alimento (integratore) con probiotico prevede anche le interazioni fra il microrganismo probiotico e la matrice alimentare o gli eccipienti o altri ingredienti; l’azione benefica deve quindi essere specificamente dimostrata utilizzando il prodotto pronto per il consumo.

Prebiotico è una sostanza di origine alimentare non digeribile che, se somministrata in quantità adeguata, porta beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al prebiotico.

Alimenti/integratori con prebiotico sono quegli alimenti che contengono, in quantità adeguata, molecole prebiotiche in grado di favorire lo sviluppo di gruppi batterici utili per l’uomo.


MICROORGANISMI E ALIMENTI PROBIOTICI
La letteratura scientifica riporta un sempre maggiore numero di microrganismi considerati probiotici. Mentre è possibile elencare le specie batteriche cui appartengono i ceppi batterici attualmente studiati e utilizzati come probiotici, risulta impossibile fornire una lista positiva esaustiva delle specie potenzialmente probiotiche. E’ inoltre importante ricordare che la maggior parte dei ceppi batterici con una dimostrata efficacia probiotica e sicurezza d’uso appartiene ai generi Lactobacillus e Bifidobacterium.
La letteratura scientifica evidenzia una specificità di ceppo nelle caratteristiche probiotiche.
Benché la specificità di ceppo non sia ancora solidamente provata (AFSSA, 2005) si ricorda come la quasi totalità dei lavori pubblicati, nonché i due documenti FAO/WHO (2001, 2002) ritengono fondamentale la selezione dei microrganismi probiotici a livello di ceppo.
La scelta dei ceppi deve avvenire attraverso un processo di selezione rivolto ad assicurare l’identità tassonomica, le principali caratteristiche fenotipiche, la sicurezza, l’efficacia. (All.1 e paragrafo “Identificazione di specie e ceppi probiotici”).
Ciò premesso, in accordo con quanto raccomandato dai documenti FAO/WHO (2001, 2002), le presenti linee guida condividono le indicazioni relative alla necessità di identificare e caratterizzare i microrganismi probiotici a livello di specie e di ceppo mediante tecniche di genetica molecolare oltre che con altre metodiche adeguate.


CARATTERISTICHE DEI MICRORGANISMI PROBIOTICI


I microrganismi, per essere considerati probiotici devono soddisfare i seguenti requisiti:

  • essere sicuri per l’impiego nell’uomo; a tale proposito un utile riferimento potranno essere i criteri che verranno emanati a cura della European Food Safety Authority (EFSA) circa l’adeguatezza delle conoscenze disponibili. In ogni caso, oltre ad eventuali ulteriori criteri che EFSA considererà opportuno inserire, i microrganismi probiotici non devono essere portatori di antibiotico-resistenze acquisite e/o trasmissibili;

  • essere attivi e vitali a livello intestinale in quantità tale da giustificare gli eventuali effetti benefici osservati in studi di efficacia;

  • essere in grado di persistere e moltiplicarsi nell’intestino umano;


ATTIVITA’ PROBIOTICHE E QUANTITA’ DI BATTERI LATTICI NECESSARIE PER OTTENERE UN’AZIONE PROBIOTICA
 

Ci sono evidenze scientifiche riguardo le attività relative a: -Idrolisi del lattosio e miglioramento della digeribilità del lattosio nei soggetti sensibili -Colonizzazione con ripristino di adeguati livelli di flora intestinale lattica -Inserimento di ceppi ben caratterizzati nella flora intestinale -Stimolazione del sistema immunitario -Aumento della capacità di “barriera” contro i patogeni -Azione anti-diarrea nei casi di trattamenti antibiotici prolungati, con riduzione dei tempi di recupero -Azione di inibizione dei batteri patogeni

-Coadiuvanti nel trattamento delle diarree croniche


CARATTERISTICHE DEI PREBIOTICI
La definizione di prebiotico si basa sulla non-digeribilità e fermentescibilità selettiva da parte di alcuni gruppi batterici, senza porre limiti alla natura chimica, anche se la maggior parte dei prebiotici utilizzati sono carboidrati.
I dati al momento disponibili sembrerebbero indicare che il grado di polimerizzazione e il tipo di legame dei monomeri, all’interno di prebiotici dello stesso gruppo biochimico, possano avere un profondo influsso sulla efficacia dell’azione prebiotica (Crittenden & Payne, 1996; Grizard & Barthomeuf, 1999; Frank et al., 2002), anche se esistono eccezioni.
Gli ingredienti prebiotici, anche all’interno della stessa famiglia biochimica, sono spesso formati da più composti, diversi fra loro non solo per il grado di polimerizzazione ma anche per la tecnologia produttiva utilizzata (ad es. si possono ottenere i fruttani sia per idrolisi enzimatica che per estrazione; i due processi produttivi portano ad avere una miscela di prodotti finali diversa a secondo del processo produttivo).
Questa diversità ha riscontro anche nella diversa utilizzazione di queste sostanze da parte dei batteri intestinali (Roberfroid et al., 1998, Perrin et al., 2002, Kaplan et Hutkins, 2000, 2003).
Quanto sopra comporta che l’esatta natura chimica (incluso il grado di polimerizzazione) debba essere riportata nel prodotto. Inoltre, i risultati ottenuti con un ingrediente prebiotico non possono essere in alcun modo estrapolati per un altro prebiotico, anche se della stessa classe biochimica.


Molti studi (per una rassegna si vedano i due documenti ESPGHAN (Aggett et al, 2003, Agostoni et al, 2004), il dossier AFSSA (2005) e il report finale del progetto dell’Unione Europea denominato ENDO (Van Loo et al,1999) riportano la rilevanza della dose giornaliera per ottenere un’efficacia prebiotica. Il riferimento al termine prebiotico non può quindi prescindere dalla dose veicolata, all’interno di un consumo giornaliero “normale” e deve essere supportato, a somiglianza di quanto detto per i prodotti probiotici, da specifici studi.

Mentre per alcuni prebiotici si è già in possesso di studi di sicurezza, questo non può essere automaticamente esteso a tutti gli ingredienti ad azione prebiotica. L’azione di ingredienti prebiotici di nuova introduzione dovrà inoltre essere comprovata da adeguati studi microbiologici, che verifichino l’assenza di azione stimolante su batteri patogeni e su patogeni opportunisti presenti nell’intestino umano.

 


 
 
   

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